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	<title>Cisita Parma scarl &#187; Ricerca</title>
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	<description>Corsi di Formazione Parma</description>
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		<title>Cisita Parma a Green Economy Festival 2026</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 06:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alice Biacca]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest’anno <strong>Cisita Parma</strong>, ente di formazione di UPI e GIA, ha confermato la sua partnership con il <strong>Green Economy Festival</strong>, manifestazione che si è tenuta a Parma nei giorni scorsi. Una partecipazione che ha lo scopo di condividere da un lato riflessioni e confronti sui diversi aspetti delle<strong> sfide globali</strong> legate alla <strong>sostenibilità</strong> e all’<strong>innovazione</strong> e, dall&#8217;altro lato, di testimoniare l’<strong>importanza della formazione</strong> e delle <strong>nuove competenze</strong> nell&#8217;ottica di governare in maniera sempre più efficace e consapevole le fondamentali transizioni in atto.</p>
<p>In particolare, l’Ente di Borgo Cantelli è stato promotore dell’evento dal titolo <strong>“La ricerca tra competenze e AI: sfide per il futuro”</strong>, che si è svolto <strong>sabato 18 aprile</strong> presso la Sala Conferenze di <strong>Palazzo Soragna</strong>, sede dell&#8217;Unione Parmense degli Industriali. L’appuntamento ha rappresentato l’occasione per presentare il libro <strong>“Quanto vale la conoscenza? Cinque lezioni per la ricerca del futuro”</strong> (Egea, 2026) di <strong>Maria Chiara Carrozza</strong>, docente di Bioingegneria Università Milano Bicocca, già Ministro dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca e già direttrice CNR. Nel corso dell’incontro la Professoressa Carrozza ha dialogato con <strong>Giovanni Caprara</strong>, saggista ed editorialista scientifico Corriere della Sera, mentre a introdurre i lavori è stata chiamata<strong> Irene Rizzoli</strong>, Presidente di Cisita Parma, che ha raccolto la domanda posta dal titolo del volume – “Quanto vale la conoscenza?”, appunto – per restituirla nella sua dimensione più concreta: «quella di un interrogativo che attraversa quotidianamente la vita di ciascuno, come individui chiamati a investire su se stessi, come genitori, come imprenditori, come responsabili di sistemi territoriali».</p>
<p>«Una domanda – ha continuato la Presidente di Cisita Parma – che oggi diventa decisiva di fronte alle grandi transizioni in atto, dalla sostenibilità all&#8217;intelligenza artificiale, perché solo la conoscenza può trasformarle da fenomeni subìti in opportunità concrete per imprese e territori. Di fronte a sfide come la sostenibilità o l&#8217;intelligenza artificiale, le imprese hanno due strade: far crescere le competenze interne o affidarsi al consulente esterno. Due aspetti che comportano altrettante prospettive sostanzialmente differenti: la consulenza (forse) risolve, la conoscenza trasforma».<br />
È proprio da questa convinzione che nasce l&#8217;annuncio, condiviso dalla stessa Rizzoli nel corso dell’incontro, del nuovo <strong>Osservatorio Permanente sulla Formazione nelle Imprese Parmensi</strong>, promosso da <strong>Cisita Parma</strong> in collaborazione con l&#8217;<strong>Università degli Studi di Parma</strong>.<br />
«L&#8217;iniziativa muove dalla consapevolezza che la <strong>formazione</strong> continua rappresenta oggi una <strong>leva strategica</strong> per la competitività delle imprese, la qualità del lavoro e la capacità di governare le transizioni – tecnologica, organizzativa, ambientale e demografica – che stanno ridisegnando il sistema produttivo. In un tessuto come quello parmense – ha aggiunto la Presidente dell’Ente di UPI e GIA – fortemente eterogeneo per dimensione e settore, i bisogni formativi non sono mai uniformi: l&#8217;Osservatorio si propone così di superare una visione generalista della formazione, restituendo al territorio una mappa strutturata e continuativa di competenze, priorità e gap su cui intervenire».</p>
<p>In chiusura dell’evento, anche sulla scia del confronto sviluppato con i protagonisti del dibattito, la stessa Rizzoli ha chiesto a Maria Chiara Carrozza con quali lenti interpretative le imprese dovrebbero guardare al futuro. Nella sua risposta la Professoressa Carrozza ha elencato i seguenti punti: «empowerment giovanile, immaginare quali saranno i modelli di consumo di domani (che facilmente non saranno più quelli di oggi, men che meno quelli di ieri), fare un’attenta valutazione delle risorse disponibili e pensare a soluzioni che possano alleggerire la solitudine delle persone, il disagio psicologico, trovando soluzioni che mettano al centro il benessere e la persona in una società affaticata dal proprio presente».<br />
Un’indicazione, quest’ultima, ritenuta decisamente significativa dalla Presidente Rizzoli, che ricorda infine come «la Professoressa Carrozza ha, tra i tanti meriti, quello di aver fondato National Biodiversity Future Center (NBFC), il primo centro di ricerca italiano dedicato alla biodiversità, coordinato dal CNR. In poche parole, se d’ora in avanti in Italia la ricerca sulla biodiversità – università, CNR, enti pubblici, imprese, aree protette – avrà un unico coordinamento strategico, lo dobbiamo a lei».</p>
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		<title>Entra nel vivo il progetto Eco-Pack</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 10:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rigolli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’ambito dell’iniziativa strategica finalizzata allo sviluppo delle competenze innovative per il packaging sostenibile, è stato rilasciato il “Report di ricerca comparato sui casi di studio” che ha coinvolto trentadue aziende tra Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Bologna
Entra nel vivo&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5>Nell’ambito dell’iniziativa strategica finalizzata allo sviluppo delle competenze innovative per il packaging sostenibile, è stato rilasciato il “Report di ricerca comparato sui casi di studio” che ha coinvolto trentadue aziende tra Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Bologna</h5>
<p>Entra nel vivo il progetto “<strong>Eco-Pack. Modellizzazione delle competenze per l’adozione delle tecnologie avanzate di packaging</strong>”, promosso da <a href="https://fdmag.fondirigenti.it/ecopack" target="_blank"><strong>Fondirigenti</strong> </a>– il Fondo per la formazione dei dirigenti di Confindustria e Federmanager – con l’obiettivo di <strong>individuare e definire quelle capacità e competenze manageriali</strong> necessarie allo <strong>sviluppo di un packaging alimentare sostenibile</strong>, anche in riferimento alle implicazioni relative alla nuova imposta denominata <strong>Plastic Tax</strong>, riferita alla produzione dei manufatti in plastica con singolo impiego (MACSI), la cui entrata in vigore, è stata recentemente prorogata al 1° gennaio 2022 dal decreto Sostegni bis.<br />
Partita nel settembre dello scorso anno, l’<strong>attività di ricerca è sostenuta nei territori di Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Bologna da Federmanager e da Confindustria ed è sviluppata da Cisita Parma</strong> (capofila), CIS (Reggio Emilia), <strong>Fondazione Aldini Valeriani</strong> (Bologna) e <strong>MISTER Smart Innovation</strong> (Bologna).<br />
Nel quadro di questa iniziativa strategica, dunque, <strong>dopo la fase preliminare dedicata alla messa a punto dell’approccio metodologico</strong> da un lato <strong>e degli strumenti operativi</strong> di indagine dall’altro, e la pubblicazione del “<strong>Report di analisi</strong>”, dove vengono evidenziati i driver di cambiamento e quei fattori che favoriscono l’innovazione tecnologica nell’ambito di riferimento, sono quindi stati da poco resi <strong>pubblici i dati relativi</strong> al “<strong>Report di ricerca comparato sui casi di studio</strong>” rilasciato recentemente e validato dal Fondo promotore.<br />
Tali risultati sono il frutto di <strong>un’indagine</strong> svolta attraverso i<strong>nterviste strutturate rivolte a manager, imprenditori, amministratori e responsabili di 32 fra aziende</strong>, operatori ed istituzioni pubbliche locali attive nella filiera manifatturiera e del recupero degli imballaggi in plastica, presenti sui territori provinciali di riferimento.<br />
I casi di studio, nello specifico, sono stati così articolati: <strong>8 casi presso imprese fornitrici di macchine e impianti di processo per la produzione e il riempimento</strong> (utilizzo) di imballaggi in plastica; <strong>10 casi con imprese produttrici di imballaggi in plastica</strong> (manufatti) per confezionamento alimentare; <strong>7 casi riguardano imprese confezionatrici e utilizzatrici di imballaggi in plastica</strong> per alimenti e bevande; <strong>3 casi con municipalità urbane con competenze di programmazione per la raccolta differenziata</strong> dei rifiuti da imballaggio in plastica; <strong>4 casi con imprese incaricate per raccolta, selezione e riciclo di rifiuti</strong> da imballaggio in plastica (circuiti industriale e domestico).<br />
In questo panorama, il <strong>Report</strong> da poco diffuso <strong>mette in luce</strong>, per la <strong>componente manifatturiera</strong> della filiera, <strong>il contributo all’ideazione</strong>, sviluppo e realizzazione delle soluzioni di packaging, il <strong>contributo allo sviluppo di alternative tecnologiche</strong> agli imballaggi in plastica monouso, ed infine il <strong>contributo allo sviluppo di alternative funzionali</strong> agli imballaggi in plastica monouso.<br />
Per quanto riguarda le <strong>istituzioni e le organizzazioni</strong> che intervengono a valle della filiera manifatturiera con il compito di pianificare e realizzare le <strong>attività di recupero</strong> (raccolta, selezione, riciclo e valorizzazione), <strong>emerge</strong> in particolare <strong>il riferimento all’organizzazione industriale e di mercato</strong> dei diversi circuiti di recupero – sia domestico sia industriale – oltre alle tecnologie in uso e ai loro vincoli nella prospettiva dell’effettiva circolarità delle risorse.<br />
Nel Report viene inoltre restituito un<strong> quadro comparato delle aspettative delle imprese manifatturiere nei confronti dei futuri adempimenti</strong>, con particolare riferimento all’interpretazione del principio della responsabilità estesa del produttore, che possono derivare dall’evoluzione del quadro normativo di riferimento, costituito dall’introduzione della stessa <strong>Plastic Tax</strong> e dal recepimento da parte degli Stati Membri della Direttiva comunitaria (2019/904) sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.<br />
Infine, declinate per i diversi oggetti d’indagine, vengono presentate le “<strong>matrici dei saperi</strong>”, all’interno delle quali sono resi espliciti sia i saperi di natura <strong>manageriale</strong>, sia quelli di natura <strong>tecnico-professionale</strong>, questi ultimi da un lato agiti dalle imprese in relazione agli <strong>attuali sistemi in uso</strong> e dall’altro <strong>richiesti per accompagnare l’innovazione dei sistemi</strong> relativi a tecnologie, organizzazioni e mercati verso soluzioni diverse che, nella percezione degli intervistati, configurino un reale miglioramento della prospettiva di sostenibilità del packaging.</p>
<p>Per <strong>accedere ai materiali</strong> relativi alle diverse attività dell’iniziativa strategica, nonché per maggiori dettagli e approfondimenti è possibile <strong><a href="https://www.cisita.parma.it/aziende/fdir-eco-pack/" target="_blank">consultare la pagina dedicata al progetto</a></strong>.</p>
<p><a href="https://www.fondirigenti.it/" target="_blank">www.fondirigenti.it</a>, <a href="https://www.cisita.parma.it/" target="_blank">www.cisita.parma.it</a></p>
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		<title>Entra nel vivo la ricerca di Fondirigenti e Cisita Parma dedicata alle nuove competenze digitali per manager del settore agroalimentare</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 16:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rigolli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Emergono le prime evidenze del progetto di ricerca di Fondirigenti gestito da Cisita Parma, dedicato all’individuazione delle soluzioni tecnologiche abilitanti, la modellizzazione delle competenze e la sperimentazione di programmi formativi per animatore digitale rivolti a manager in cerca di occupazione&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;" align="center"><i>Emergono le prime evidenze del progetto di ricerca di Fondirigenti gestito da Cisita Parma, dedicato all’individuazione delle soluzioni tecnologiche abilitanti, la modellizzazione delle competenze e la sperimentazione di programmi formativi per animatore digitale rivolti a manager in cerca di occupazione nelle imprese della filiera alimentare della provincia di Parma.</i></h5>
<p>Nell&#8217;ambito dei servizi promossi da Federmanager e da Unione Parmense degli Industriali e affidati a Cisita Parma grazie al finanziamento di Fondirigenti, sono in corso di svolgimento le attività d&#8217;indagine e ricerca per l&#8217;individuazione delle soluzioni tecnologiche abilitanti, la modellizzazione delle competenze e la sperimentazione di programmi formativi per animatore digitale rivolti a manager in cerca di occupazione nelle imprese della filiera alimentare della provincia di Parma. La ricerca viene realizzata con il coinvolgimento di Smile &#8211; Digital Innovation HUB e la supervisione scientifica del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell&#8217;Università degli Studi di Parma.</p>
<p>Il campione delle imprese coinvolte è stato costruito assumendo a riferimento quattro filiere particolarmente rappresentative del settore alimentare: conserve animali, conserve vegetali, lattiero-caseario e pasta-prodotti da forno. Ognuna di queste filiere viene indagata, da un lato, attraverso un&#8217;intervista in profondità con un fornitore qualificato della tecnologia di trasformazione (ovvero un produttore di macchine e impianti) e, dall&#8217;altro lato, grazie ad uno studio di caso all&#8217;interno delle imprese utilizzatrici della tecnologia.</p>
<p>Nel primo caso sono oggetto di particolare approfondimento gli elementi tecnologici che possono promuovere una maggiore maturità digitale dei processi di trasformazione alimentare che si realizzano all&#8217;interno delle imprese utilizzatrici di macchine e impianti. Gli studi di caso condotti all&#8217;interno delle imprese di trasformazione, invece, sono finalizzati a una mappatura avanzata del processo produttivo mediante flowchart, ad approfondire le esigenze e le criticità del settore specifiche del prodotto e del processo e ad individuare le competenze distintive richieste dal mercato.</p>
<p>Presso le imprese di trasformazione sono descritte le capacità organizzative ai diversi livelli operativo e strategico-manageriale, quali sono richieste per un efficace presidio dei processi oggetto della mappatura, al fine di poter valutare l&#8217;effettiva funzionalità degli elementi tecnologici eventualmente presenti all&#8217;interno dell&#8217;impresa e riconducibili alla trasformazione digitale secondo il modello dell&#8217;Industria 4.0. Tra questi elementi tecnologici, alcuni sono ritenuti di particolare interesse per la maturità digitale del settore: real time capability, system integration, big data analytics, machine learning and artificial intelligence, decision support systems, automated decision making, vertical and horizontal process and systems integration, cyber-physical systems.</p>
<p>I risultati attesi della ricerca consistono nella descrizione della cosiddetta &#8220;House of Digitalisation&#8221; (mutuata dal modello della House of Quality) in grado di riscontrare la presenza funzionale degli elementi tecnologici segnalati dai fornitori di tecnologia all&#8217;interno delle imprese utilizzatrici, grazie alle effettive capacità di processo di queste ultime ai diversi livelli operativo e strategico &#8211; manageriale.</p>
<p>Le successive attività di servizio, previste per i prossimi mesi di ottobre e novembre, consisteranno, inoltre, nella progettazione e nella successiva sperimentazione di un percorso formativo, rivolto a manager in cerca di occupazione, che, in forza della formazione ricevuta sulle aree di fabbisogno prioritario, possano favorevolmente inserirsi in impresa (anche con soluzioni di temporary management) per potenziare le capacità di processo attualmente meno presidiate nelle imprese della trasformazione agroalimentare in vista del conseguimento di un più elevato grado di maturità digitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per informazioni e approfondimenti: Claudio Biasetti, biasetti@cisita.parma.it 0521.226500, Giulia Bianconi, ufficiostampa@fondirigenti.it, 06.5903941.</p>
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		<title>Logistica: i primi risultati del progetto di Fondirigenti gestito da Cisita Parma</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 15:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rigolli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è avviata la fase di ricerca sul campo del progetto di Fondirigenti dedicato alla logistica promosso nel territorio di Parma da Federmanager e da Unione Parmense degli Industriali e realizzato da Cisita Parma e da Fondazione ITL
Si è&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;" align="center"><i>Si è avviata la fase di ricerca sul campo del progetto di Fondirigenti dedicato alla logistica promosso nel territorio di Parma da Federmanager e da Unione Parmense degli Industriali e realizzato da Cisita Parma e da Fondazione ITL</i></h5>
<p>Si è avviata la fase di indagine sul campo del progetto di ricerca “Servizi di analisi dei flussi logistici, modellizzazione delle soluzioni di integrazione tra imprese e identificazione delle esigenze di adeguamento infrastrutturale e delle competenze manageriali per le imprese del territorio di Parma”, promosso nel territorio di Parma da Federmanager e da Unione Parmense degli Industriali e realizzato da Cisita Parma e da Fondazione ITL grazie al finanziamento da parte di Fondirigenti.</p>
<p>Allo scopo di definire l&#8217;attuale posizionamento degli operatori logistici della provincia di Parma e successivamente definire le migliori soluzioni di integrazione con la domanda di servizi logistici proveniente dal territorio, sono state realizzate 10 interviste in profondità ai principali operatori di trasporto e logistica di Parma e provincia, che nella filiera si collocano lungo tutta la <i>value chain</i>, offrendo al sistema manifatturiero un&#8217;articolata gamma di servizi complementari.</p>
<p>Obiettivo delle interviste è stato quello di rilevare le caratteristiche di servizio di tali operatori specializzati, raccogliendo valutazioni in merito sia alle criticità infrastrutturali riscontrate e alle aspettative di policy regionale per una migliore accessibilità e connettività del territorio, sia una ricognizione delle prioritarie esigenze di professionalità e di adeguamento delle competenze tecniche, professionali e manageriali degli addetti.</p>
<p>Le criticità delle infrastrutture sono state indagate per direttrici principali stradali e ferroviarie e i risultati emersi hanno evidenziato la necessità di un miglioramento delle infrastrutture nella parte occidentale della regione, uno snellimento della burocrazia che risulta ancora molto pesante, una maggiore attenzione a combattere la concorrenza sleale e straniera. Viene inoltre richiesta una sensibile riduzione dei tempi di rilascio dei permessi per i trasporti eccezionali.</p>
<p>Rispetto alle direttrici stradali extraregionali, si sottolinea in modo unanime il nodo congestionato di Milano e la mancanza di strade alternative, insieme ai costi eccessivi di pedaggio autostradale e alla difficoltà ad ottenere i permessi di transito per i trasporti eccezionali. Altre criticità sono state riscontrate in merito all’Autostrada della Cisa A15, al porto di La Spezia e in direzione Brennero (A22).</p>
<p>Interessanti anche le evidenze emerse dalle interviste inerenti ai fabbisogni di professionalità e competenze espressi dagli operatori del settore, la totalità dei quali manifesta difficoltà di reperimento di autisti e di figure addette alla pianificazione dei trasporti e all’ottimizzazione dei carichi, specie per chi effettua groupage. Problemi di reperimento di personale qualificato si ravvisano anche in ambito logistico nella gestione dei magazzini, aree in cui vengono richieste nuove e più alte competenze agli addetti in termini di utilizzo di e capacità organizzative.</p>
<p>Circa le esigenze di formazione del personale in organico, si rileva una prevalente richiesta di formazione tecnico-specifica per tutte le figure addette, dagli autisti agli operatori che lavorano negli uffici. La formazione manageriale interessa i titolari e i responsabili di processo e riguarda temi sia di tipo strategico, sia di tipo tecnico-normativo, nonché di carattere economico-finanziario. Inoltre, alcune evidenze riflettono la necessità di formazione manageriale su soft skills quali problem solving, ottimizzazione e valorizzazione delle risorse umane.</p>
<p>L’innovazione tecnologica, infine, rientra nell’agenda di molti imprenditori del settore, anche se in molti casi i processi di trasporto e logistica vengono ancora gestiti in modalità tradizionale e analogica, senza il supporto di tecnologie digitali o di automazione. Laddove ritenuto praticabile e strategico, l’investimento in tecnologia risulta invece massiccio, con supporti dedicati utilizzati sia per la pianificazione del lavoro che per il monitoraggio dei dati di processo. Talvolta gli operatori logistici si avvalgono della piattaforma gestionale del cliente manifatturiero, utilizzandola sia in modo diretto che tramite collegamento da remoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per informazioni e approfondimenti: Claudio Biasetti, biasetti@cisita.parma.it 0521.226500, Giulia Bianconi, ufficiostampa@fondirigenti.it, 06.5903941.</p>
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